mercoledì 20 agosto 2014

Digressioni: racconto (tra parentesi)

 (Del parlare senza dire nulla) (O quasi)

Non è la prima volta che mi ritrovo in questa situazione (se solo sapeste quante volte mi è già successo). È che davvero non riesco a rimanere indifferente quando accadono certe cose (ma non ditelo a mamma, che mi ha sempre accusato di essere troppo sensibile. Come se poi non lo fosse anche più di me). Il fatto, perché è di un fatto che si tratta e non della mia immaginazione, (se solo avessi saputo usarla meglio, l'immaginazione intendo) è che non potevo lasciare che le cose andassero in quel modo.
Lo so cosa state pensando: non è con le buone intenzioni che si cambia il mondo! O forse ricordo male. Ecco, credo fosse lo slogan dell'azienda autostrade per l'inferno. Come se non lo conoscessi l'inferno, io! Ma davvero pensate sia così innocente ed ingenuo? Sono un uomo della strada (anche se i miei genitori mi hanno insegnato a leggere e scrivere abbastanza bene da poter dissimulare le mie origini. Dissimulare, che termine orrendo. Come 'sincerarsi'. Eppure esiste ancora gente che le usa certe parole, come a voler legittimare il proprio status sociale) e conosco bene i bassifondi dell'anima. Anzi, ci entro ed esco a mio piacimento, ogni giorno.
Se solo guardassimo le persone negli occhi, invece di fare finta di controllare la portata massima dell'ascensore; (vi rimasi chiuso una volta, con mia madre. Non ebbi paura, ma capii che le porte di legno - era uno di quelli vecchi, che oggi non si fanno più - non andavano aperte mentre era in movimento. E ricordo anche il portiere del palazzo di mia nonna, - era da lei che stavamo salendo - un uomo la cui unica fonte di stress era il figlio, sempre pronto a fuggire dalla guardiania, spazio troppo angusto per contenere l'infanzia di un bambino) se solo avessimo il coraggio di guardarci negli occhi mentre litighiamo (no, non guardate me, io non attacco nessuno, cerco solo di difendermi) o facciamo l'amore; (quanto tempo è passato dall'ultima volta che è successo? Non me lo ricordo più) se solo non ci limitassimo a sfiorare le vite degli altri come quando urtiamo per sbaglio qualcuno camminando, (non so voi, ma io chiedo scusa, anche quando non è colpa mia) allora sì che potremmo uscire dall'inferno, e non tornarci mai più.
Ecco, si è fatto tardi, devo andare, mi spiace. Vorrà dire che vi racconterò questa storia un'altra volta. Ammesso che vogliate ascoltarla, sia chiaro (se sapeste quanto è difficile trovare qualcuno in grado di ascoltare al giorno d'oggi).

Massimiliano Cerreto

P.S. Non ditelo a nessuno che era solo un gioco di scrittura.


René Magritte, The Return, 1940