domenica 31 agosto 2014

Fottutissima campanella

Ho pochissimo tempo per scrivere questo racconto. Prima che finisca agosto, e anche l'illusione di questa estate fatta di parole, sigarette e sogni da adolescente a tempo indeterminato.

Entra in classe Cerreto!, non ammetteva contestazioni la professoressa d'italiano. Di quelle persone che potevi solo odiare od amare. La ricordo tutte le volte che penso alla persona che non voglio diventare da grande, ma che in fondo sono anche io: nulla è più insopportabile di vedere negli altri il riflesso dei nostri difetti. Non è la prima volta che lo scrivo, e forse neppure l'ultima. Repetita iuvant, dicevano i latini.
A me il latino non piaceva: logico, matematico, inflessibile come le sue regole. Non che l'italiano sia una lingua più facile, ma almeno lo parlo sin dall'infanzia. Ho imparato a parlarlo grazie a mio padre e mia madre, non ai professori. Ho imparato a scriverlo grazie al giornalismo, non certo per merito dei miei direttori. Dannati tutti voi che avete voluto guidare questa vita deragliata sin dall'inizio. Io qui, sempre in attesa di qualcosa che non arriva mai. A farmi male pur di mostrare alla gente che così non va. Voi lì, a dire che quello strano sono io.
Entra in classe Cerreto! No professoressa, la campanella non è ancora suonata, e non puoi rubarmi questi ultimi attimi di libertà. Non ne hai il diritto. Te lo dico solo adesso, anche se sei morta da anni ormai. Perché quella fottutissima campanella non è ancora suonata per me. Perché dirti addio non mi riesce.

Massimiliano Cerreto

 

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.


(Ivano Fossati, C'è tempo)