lunedì 28 luglio 2014

Lo Zen e l'arte di accordare la batteria

Non è ai batteristi che mi rivolgo. A loro auguro di andare al di là della tecnica per essere dentro e fuori la musica, sempre intorno al battito, senza perdere mai l'unicità della propria pulsazione interiore. Accordare la batteria è, invece, una sfida per chi è all'incessante ricerca dell'armonia.

Mi rivolgo a chi, come me, si sente perennemente in divenire, a chi ha viaggiato tanto senza mai essere arrivato da nessuna parte, almeno agli occhi di chi non è riuscito a fuggire dal dogma della meta. Intonare uno strumento che, per sua stessa natura, non produce frequenze determinate, meglio conosciute come note, richiede la stessa dedizione e lo stesso impegno necessari a creare un mandala tibetano, con la consapevolezza che né l'accordatura né il mandala sono destinati a durare a lungo. È una lucida follia, almeno agli occhi di un occidentale cresciuto nel mito dell'efficienza e del metodo scientifico.

Ma cosa c'entra lo Zen? L'uomo è un essere di relazione. La realtà stessa esiste in funzione di chi l'osserva, che ne è anche il co-creatore, essendo il risultato di una forma pensiero collettiva. Stabilire dei parametri oggettivi volti a descriverla e spiegarne i meccanismi nel tentativo di avere un controllo su di essa è un inganno della mente. Perché è la mente ingannevole più di ogni altra cosa, non il cuore. 

Così come illusorio è il fondamento oggettivo del diritto, inteso come paradigma di ogni sistema di norme: la complessità dei comportamenti umani è tale da non poter essere racchiusa e rinchiusa in categorie determinate. Interessante osservare come il più celebre filosofo del diritto italiano, Norberto Bobbio, avesse trovato nel principio di effettività il discrimine tra le norme giuridiche e quelle di altra natura: giuridica, valida ed efficace la regola di comportamento (norma) percepita e rispettata come tale. Non si torna così al primato della soggettività individuale?

Cosa è allora la realtà se non un insieme di fenomeni percepiti sul piano della soggettività e tenuti insieme da una coscienza collettiva? L'accordatura della batteria, per l'avvicinarsi del suono dei tamburi ad una nota musicale senza però identificarvisi, per l'impossibilità di stabilire dei parametri oggettivi e regole assolute da rispettare, per la necessità di una visione olistica volta al superamento di ogni forma di dualismo, è quindi Zen.


Massimiliano Cerreto

(...) cioè, il mondo intero allora è la metafora di qualcosa 

(Massimo Troisi, Il postino)