lunedì 4 agosto 2014

Nove

Racconto psichedelico

Il prato si aprì di verde, e il viola scivolò via. Nove uomini vi entrarono, ma i loro costumi rimasero all'ingresso. Un pavimento a scacchi e lo strano silenzio delle scarpe di velluto del padrone di casa vennero loro incontro. Benvenuti!, dissero in coro tutti gli orologi.
Piccola illusione ottica l'esistenza, non trovate?, chiese loro l'ospite. Primo fu attirato da una trottola adagiata in un angolo e si ritrovò avvolto da mille scie luminose. Secondo osservò lo specchio sul soffitto, ma non vide se stesso: dentro c'era il padre che lo rimproverava per non aver fatto i compiti. Vi lanciò contro un sasso, ma fu lui a ritrovarsi in frantumi.
La festa sta per iniziare, seguitemi, il padrone fece loro strada. Una donna vestita solo di sé accolse i sette nel salone. Nel contro tempo, un pianista cieco mordeva i tasti del pianoforte nel tentativo di scoprire che sapore avesse la musica. Terzo trovò la chiave di violino appesa sullo spartito, ma non riuscì a scappare via: le sue dita divennero carta, e così anche il resto del corpo.
Accomodatevi pure, disse mostrando ai presenti la grande tavola. Informi creature versarono sangue nei calici affinché potessero brindare, e ovunque carne che chiedeva soltanto di essere sacrificata in loro nome. Quarto divenne piatto, tanto da non poter offrire un rifugio sicuro neppure alle posate.
Quando capirete che il tempo non esiste?, domandò loro. Quinto si ritrovò attaccato al pendolo, condannato ad oscillare in eterno da un ricordo all'altro.  

Neppure lo spazio esiste, aggiunse, e Sesto fu confinato all'estremo limite del nulla.
Potreste continuare ad ostentare la vostra idea di normalità, sicuri di volerlo davvero?, chiese loro. Il veliero del quadro sul camino incominciò ad affondare mentre Settimo cercò inutilmente di arginare la falla apertasi nella sua testa.  
Nessuno vi ricorderà più, siete solo pagine strappate di una storia che non è mai stata scritta!, affermò con forza. Cubiti di caratteri schiacciarono la maiuscola presunzione di Ottavo, che provò invano a sfuggire all'oblio firmandosi a stampatello tra le righe lasciate dalle sue stesse lacrime.
Tra un po' calerà la notte, lascia che ti mostri la tua stanza, il padrone prese per mano Nove: la scala a chiocciola si srotolò dal soffitto permettendo loro di salire. Il letto era ancora disfatto da sogni altrui mentre un aquilone spiegava le sue ali immobili su di esso come un enorme baldacchino. Una volta addormentato, il sonno del cuore lo trasformò in un blocco di ghiaccio. L'alba entrò dalle finestre, il vento spazzò via ogni traccia e il sole bagnò nuovamente il prato, ormai richiusosi. 


Massimiliano Cerreto

Artwork by Matteo Arfanotti