mercoledì 6 agosto 2014

So far! So good?

Dell'importanza di essere Mork e della tragicomicità del diritto internazionale

So far so good? - Tutto bene sin qui? Dove posso dire di essere arrivato? In questi ultimi quattro anni, quelli della mia permanenza su facebook intendo, che cosa ho imparato? A cosa hanno portato i miei percorsi di senso? Al di là dell'idiosincrasia maturata nei confronti dell'essere social.

Mork chiama Orson, rispondi Orson! - C'erano una volta Mork & Mindy, e c'era anche un certo Orson, una sorta di Sé superiore con cui fare i conti. Ora, simpatico e di talento come Robin Williams non sono. E neppure un alieno. Un po' alienato forse sì, ma è l'effetto collaterale dell'esistenza, almeno penso. Eppure, voglio provarci a rispondere alla domanda iniziale, a fare i conti con me stesso.

In che senso? - No, non ho alzato gli occhi al cielo come Leo, il celebre personaggio interpretato da Carlo Verdone. È che oggi non credo che significato e senso siano sinonimi. Il primo appartiene alla sfera del giudizio, il secondo a quella dell'esperienza. Da qui, anche la distinzione tra conoscenza e sapienza.

Alla scoperta dell'ovvio, questo sconosciuto - Ed è stato grazie all'esperienza che ho scoperto che la logica è la madre di tutte le aporie. Lo dimostrano le contraddizioni in cui inevitabilmente cadono i pensatori. Un esempio? Il fondamento irrazionale del diritto internazionale. Con buona pace della sovranità nazionale e di quanto dispone l'art. 11.

Guasti nucleari - C'era una volta Hans Kelsen, uno dei più grandi giuristi del novecento (sigh!). Un brutto giorno decise che avrebbe dovuto scindere la forma dal contenuto in ambito giuridico. Ammesso che sia possibile una tale separazione, in generale, la sua indagine era tesa a trovare i caratteri distintivi della norma giuridica, a prescindere dai singoli precetti e rispettive sanzioni (contenuto). Per comprendere meglio i disastri che ha combinato il caro Giovannino è opportuno chiarire la distinzione tra diritto naturale, che trova il suo fondamento in una non meglio identificata legge naturale (i poteri del Faraone derivano dalla sua discendenza divina, ad esempio), e diritto positivo, che trova fondamento nelle leggi poste in essere dallo Stato.

Epic fail - Il fallimento del pensiero kelseniano consiste in questo: cercando il fondamento della legittimità della norma di diritto positivo, scevra dai suoi contenuti, e nel tentativo di depurare il diritto da ogni elemento giusnaturalistico, arrivò a concepire la grundnorm, o norma fondamentale, da cui deriva la validità e efficacia di tutte le altre.

Immaginate ora una piramide con al vertice il Faraone la norma fondamentale e all'ultimo gradino la consuetudine, definita anche fonte fatto. Può uno schiavo trovarsi in posizione superiore rispetto a quella del Faraone? Come può allora una norma consuetudinaria essere più importante dell'insieme delle leggi fondamentali di un Paese, meglio conosciute come Costitituzione? Perché questo è l'epic fail di Kelsen, con le nefaste conseguenze che ne derivano ancora oggi.

La grundnorm si identifica infatti con il principio Pacta sunt servanda, i patti sono da rispettare: norma di natura consuetudinaria e quindi inadatta ad occupare un ruolo verticistico in base alla gerarchia delle fonti. Tale posizione di superiorità è infatti occupata dalle norme costituzionali. Inoltre, la stessa grundnorm, come fondamento del diritto internazionale, ha valenza giusnaturalistica perché non codificata

Sarebbe dovuto essere il trionfo della ragione, e molto del pensiero di Kelsen era mutuato da quello kantiano, e invece è stato il dominio dell'irrazionale. Non a caso, l'autorevole György Lukács ha sottolineato come in Kant fosse grande la dicotomia tra il ragionare, dovere dell'individuo nella sua singolarità, e l'obbedire, dovere dell'individuo come espressione di una collettività.

Che fine hanno fatto il cielo stellato e la legge morale? - Esistono ancora, per fortuna. Per noi cittadini della comunità europea, versione in grande della ditta in cui lavorava il ragionier Ugo Fantozzi, occorre però un miracolo per tornare a riveder le stelle, oscurate da questo infernale sistema di norme. Se da bambino ero triste nel pensare agli schiavi dell'antico Egitto, oggi penso di essere un suddito involontario del FaraEuro, che è la tangibile conseguenza in termini economici di un pensiero essenzialmente filosofico-giuridico. Non facendo di mestiere il rivoluzionario, e non so neppure andarci in moto o fumare sigari, non mi resta che continuare ad indagare e raccontar(mi) delle storie. Fosse anche solo per anestetizzare il dolore di vivere in un mondo in cui i buoni e giusti sono gli oppressori. Certo che la voglia di trovare asilo politico sul pianeta di Mork è forte.

So far so good (ending titles) - Non so se sin qui sia andato tutto bene, e non so neppure dove mi trovo, ma continuo ad andare.


Massimiliano Cerreto

P.S. Alla morale preferisco l'etica. E poi non mi sono mai laureato in giurisprudenza. Nonostante i 30 e lode nelle materie storico/filosofiche, sono fuggito a due esami dalla laurea! A me interessava solo lo studio della filosofia.

Pochi giorni dopo la scrittura di questo testo, la notizia della tragica scomparsa di Robin Williams. Adesso la Terra è ancora più triste.