venerdì 1 agosto 2014

Test Rullante Battere & Levare 14x6" Acero/Rovere

L'idea - È un dato di fatto che il tamburo più importante della batteria è il rullante. Tanto da condizionare il suono dell'intero set. È per questa ragione che in studio di registrazione è frequente che il musicista ne porti con sé più di uno. Senza nulla togliere al desiderio di ognuno di noi, appassionati e professionisti, di collezionare voci differenti, perché non puntare sulla versatilità? Ovvero ad uno strumento che, grazie all'accordatura e al cambio delle pelli, possa offrire la più ampia gamma possibile di sonorità? E questo vale non solo nell'ambito della registrazione. Per rispondere alla mia domanda, Massimo Pellegrini, artigiano, restauratore e titolare di Battere & Levare, mi ha inviato questo 14x6" affinché potessi testarlo.


La realizzazione - Altrettanto noto è che il suono finale di un tamburo è il risultato di un insieme di fattori, tutti importanti, seppure in modo diverso. La composizione del fusto, a mio avviso, è l'aspetto più interessante. Il fusto da 14x6", misura non molto comune anche se semplicemente perfetta proprio in termini di versatilità, è in multistrato di acero e rovere. Per l'esattezza, è composto da due strati di acero + due di rovere + due di acero (6mm complessivi), ha un bordo di rinforzo in acero di 2mm e un sottilissimo strato esterno di mogano sul quale è applicato il rivestimento. Se la funzione dell'acero è quella di conferire un suono chiaro con una buona dose di medi e di basse frequenze, il legno di rovere, più denso, interviene principalmente sul decadimento della nota fondamentale, rendendola più presente. I bordi di rinforzo agiscono ulteriormente sul suono controllandolo e mantenendo il pitch sempre abbastanza elevato, anche ad accordature molto basse.


Il test - Nonostante le dimensioni non proprio ridotte, la prima cosa che ho notato è l'estrema leggerezza del fusto: ottimo per la mia schiena! Una volta trovata la tensione ottimale della pelle risonante (Remo Reinassance snare), che cerco sempre di non stressare eccessivamente, soprattutto per evitare l'appiattimento del suono dovuto alla pressione esercitata dalla cordiera, sono intervenuto sulla battente (Remo Ambassador coated). Per capire la reale pasta sonora del tamburo, ho stretto le viti solo con le dita, ovvero sono partito dalla tensione minima. Mi sarei aspettato, anche date le dimensioni, un suono molto più profondo e aperto. Invece, mi è apparso come filtrato da un compressore in grado di tagliarne le frequenze più fastidiose, cosa che renderà felici anche i fonici! Sempre intervenendo solo sulla battente, ad un'accordatura bassa mi sono venute alla mente sonorità tipiche del blues e del rock delle origini. Ad una tensione media, ho pensato alla musica pop. Ma la sorpresa più grande è arrivata con una tensione elevata: non strilla mai! In altre parole, il suono è rimasto controllato pur mantenendo una discreta corposità, senza appiattirsi quindi: perfetto per generi come il funky ed il gospel.


Conclusioni - Sino ad adesso non ho volutamente menzionato l'estetica perché, quando ci si rivolge ad un artigiano, il grado di personalizzazione è veramente alto. Certo è che la finitura black diamond, i cerchi a tripla flangia dorati, la macchinetta tendicordiera nera (molto semplice ed efficace) e la cordiera a 20 fili in bronzo conferiscono a questo rullante un'immagine molto elegante. È il suono, però, che deve essere messo in primo piano. Difficilmente mi sono trovato a suonare un rullante così versatile, nonostante la mia passione ventennale e l'esperienza in un negozio di strumenti musicali. Inoltre, considerato ciò che offre il mercato, e basta una piccola ricerca su internet per averne un'idea, questo rullante, ha un costo decisamente contenuto, circa 300,00€. Mi sento di consigliarlo all'amatore esigente ed al professionista perennemente in cerca del proprio suono. Infine, vorrei ricordare che Massimo Pellegrini ha avuto numerosi attestazioni di stima da parte di professionisti affermati, tra cui Ellade Bandini, che ha realizzato un seminario usando alcuni dei suoi tamburi.

Massimiliano Cerreto
P.S. Cosa c'entra un testo del genere con Titoli provvisori per un romanzo postumo? Nulla, è solo un modo per ricordarmi di quando ero un giornalista...