domenica 19 ottobre 2014

Mare d'ottobre e jeans troppo stretti

Di storie tra coraggio e presunzione

Ero al mare stamattina, sulla spiaggia della mia infanzia, e per la prima volta ho avuto attimi di esitazione: non credevo più di riuscire a salire sugli scogli. Adesso mi chiedo se persino l'essere qui a raccontartelo sia frutto di una scelta coraggiosa oppure un atto di presunzione. Non lo so cosa mi abbia spinto a voler salire sugli scogli, e neppure a raccontarti di me tutto questo tempo senza nemmeno poterti guardare negli occhi.

C'era il sole stamattina, e c'erano anche tanti bambini. E di una bambina parlava l'ultima storia che ho scritto. Non una qualsiasi, ma la figlia che vorrei avere. Ma poi l'ho cancellata: il dovere di un genitore è offrire delle possibilità ai propri figli, non scriverne il destino. Così, la mia bambina d'inchiostro digitale è tornata dove nascono i sogni, libera di essere ciò che vuole. O anche di tornare da me, un giorno.
 

C'era una coppia di adolescenti sugli scogli stamattina. Lei capelli castani e ricci, lui un po' più ingenuo, o forse tanto coraggioso da non aver paura di scottarsi: il primo amore ti brucia dentro tutta la vita. Li ho guardati a lungo. Lì, con i jeans arrotolati sino al ginocchio, una sigaretta in bocca, a pensare che a 40 anni sono diventato padrone di niente ed è per questo che tutto mi appartiene.
 

Forse, se sono qui a raccontarmi, è perché non ho paura del giudizio di chi non mi conosce, di chi non conoscerò mai. Forse, è solo per la presunzione di avere qualcosa da dire, seppure con la consapevolezza di essere niente, o poco più.

Massimiliano Cerreto

©Massimiliano Cerreto