Visualizzazione post con etichetta Scrittura pop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scrittura pop. Mostra tutti i post

mercoledì 12 novembre 2014

Il tassinaro sull'oceano

Storia dell'uomo che trovò l'America a casa propria

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. Non so se sia stato il cinema ad aver reso grande Alessandro Baricco oppure il contrario. Certo è che La leggenda del pianista sull'oceano, da cui è tratta la citazione iniziale, e Seta sono dei film meravigliosi. Così, pensando ad una storia da scrivere in chiave di felicità, che esiste nello spartito della vita, mi è venuto in mente uno dei tanti personaggi di Alberto Sordi, il tassinaro, qui in chiave moderna e alle prese con il suo oceano quotidiano.

 
Sognava l'America Spartaco. E invece portava in giro la gente, sempre di fretta, sempre occupata a rincorrere la propria vita. Lui no, il tempo per vivere non lo aveva, almeno credeva.  
Kansas 11, devi andare all'aeroporto, la radio del taxi gracchiava ordini di continuo. Non aveva voglia di andarci, ma lo fece lo stesso. 
La solita modella fotoscioppata, i sottocosto sui televisori lcd, la faccia del politico di turno e quei semafori che nessuno ha mai pensato di sincronizzare: questo è il mondo agli occhi di Spartaco.
Hey amico!, l'africano sorrideva mentre cerca di vendergli i fazzolettini mentre era fermo ad un semaforo.  
Ma che se ride questo?, si chiese senza trovare una risposta. Poco dopo era arrivato al terminal.  
Buongiorno, mi porti all'Holiday Inn, per favore, l'uomo era salito sul taxi con l'ombrello ancora aperto, cosa che porta anche un po' sfiga a dire il vero. 
Aveva incominciato a piovere da poco e ci voleva un raggio di sole, ne aveva bisogno Spartaco. Spense la radio e mise su il cd con i classici del rock: Welcome to Hotel California, such a lovely place, such a lovely face...
Ma lei sa cosa significa davvero questa canzone?, gli chiese l'uomo.
Oddio, n'altro de quelli che se pensano che tutto il rock è satanico, pensò Spartaco, che l'inglese non lo conosceva neppure. Gli piaceva viaggiare sulle note, tutto qui. 
Credo che lei si senta in trappola, proprio come il protagonista della canzone, aggiunse il passeggero.  
Ecchilo, ce voleva pure er fratello scemo de froid, pensò, ma non ebbe il coraggio di dirlo.  
Piacere, mi chiamo Andrea Torini, e vado all'EUR per un convegno sul benessere, si presentò così.  
Piacere mio, Moriconi Spartaco!
Ad ottobre piove, e anche tanto. Le strade incominciavano ad allagarsi e il traffico ad impazzire. 
A cocco de mamma, vedi de annà! Mi scusi dottò, è che co certa gente ce vonno e maniere forti, sinnò famo notte ner traffico. Ce lo dico per lei dottò, anche perché er tassametro corre lo stesso, pure se stamo fermi, Spartaco non era cattivo. Era incattivito, che è diverso. Però qualcosa sta per cambiare nella sua vita, ma non lo sa ancora.

- Famo na cosa, spegnemo tutto e me paga a forfè. Vabbene dottò?
- La ringrazio, ma non si preoccupi, tanto le spese sono a carico dell'organizzazione. Piuttosto, mi racconti un po' di lei, è tanto che fa questo mestiere?
- E che glie devo da dì, dottò. Mi nonno era tassinaro, mi padre pure, solo mi fratello s'è salvato da sto destino 'nfame. Adesso sta a niù iorc, beato lui. Un giorno stava a fa er gladiatore al Colosseo e na turista americana, na buzzicona piena de sordi, se l'è portato via, come se fosse un suvenirre. Perché a me ste fortune nun me capitano mai?
- Ma è felice suo fratello?
- E chi ce lo sa, nun telefona mai. A me sta cosa che le persone se ponno vedè e parlà co scaipe mica l'ho tanto capita. Almeno nun passa e giornate in mezzo a sto traffico come a noi. Dottò, m'ha mannato na cartolina du giorni fa. Sapesse come so belle le strade de niù iorc, so grandi e poi lì semo noi tassinari a comannà. Mica come qui, co sti vigili che se sentono er pateterno. Ecco, a verità è che nun ciò mai avuto li mezzi pe fà la vita mia.
- Ne è davvero convinto? Cosa le sarebbe piaciuto fare? 

Torini era sempre più incuriosito da questa creatura metropolitana. Gli ricordava il personaggio di Rael, il protagonista di The Lamb Lies Down on Broadway, ma probabilmente Spartaco i Genesis non li aveva mai ascoltati, troppo complicati. Un viaggio di iniziazione, ecco cosa aveva compiuto Rael. Ecco di cosa aveva bisogno il nostro tassinaro. E quando non hai il coraggio di buttarti, lì, dall'alto dei tuoi dubbi, che a guardare in basso ti tremano le gambe, la cosa più bella è trovare qualcuno che ti dia una spinta. Lo sapeva bene Torini: tanti anni come psicologo clinico e poi la svolta come scrittore di libri di auto aiuto; anche lui aveva dovuto trovare il coraggio di oltrepassare lo specchio, sconfiggere le proprie paure e tornare alla realtà.

- Da regazzino me piaceva tanto giocà a pallone, come a tutti. Ma er sogno mio era d'aprirme un negozio. Uno de quelli belli, co tante vetrine, e dentro na commessa. Che si sarebbe stata carina me l'avrebbi pure sposata. Me vedevo con un figlio maschio e na figlia femmina, che averce la coppia è l'ideale. E invece, l'unica cosa che m'ha dato mi padre, che Dio lo abbia in gloria, è stata a licenza per portà er tassì. Così, a quarantanni me trovo sempre in giro e ancora singol.
- Ha mai pensato di cedere la licenza? E poi lo sa che adesso per avere un negozio non è più necessario un luogo fisico? Al massimo, uno scantinato da usare come magazzino. Oggi si vende di tutto su internet. Guardi, mi permetta di darle un consiglio: impari un pochino ad usare il computer e vedrà che la sua vita cambierà. Ne parlo anche nel mio libro. Eccone una copia, ne porto sempre qualcuna con me.
- Ma davvero dotto? Io ce l'avrebbi n'amico che è un mago co li compiuter. E grazie per il libro. Anzi, famo na cosa, sta corsa gliela offro io. Fanculo li sordi, un buon consiglio vale più dei sordi. Erano arrivati a destinazione. Spartaco non ancora, ma era sempre più vicino alla vita che avrebbe sempre voluto.

- Tre anni dopo -

Dottore, c'è una telefonata per lei, dice di essere un suo amico, un certo Spartaco, la segretaria uscì poco dopo dall'ufficio. 
Dottò, io ce dovrei fa na statua d'oro a lei. Se ricorda de me? So Moriconi Spartaco, er tassinaro. Sì, l'ho vennuta la licenza de tassì e oggi guadagno bene cor negozio su ibbei. L'amico mio, quello bravo co li compiuter, risponne a li clienti con le meil e io e mi fratello avemo fatto n'import ecsport coll'America. Sapesse come vanno pazzi sti mericani per i souvenirre de Roma: mica ce lo sanno che compramo tutto in Cina. A proposito, me so pure sposato e adesso mi moglie aspetta un figlio! Non vedo l'ora di portarmelo allo stadio alle partite della Magggica. E me la porto pure se mi nasce femmina. Grazie dottò! Se viene a Roma, è ospite mio! 

Massimiliano Cerreto





We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out

(Genesis, The carpet crawlers)

sabato 8 novembre 2014

Storia di un racconto che voleva essere erotico

I siti dedicati alla scrittura creativa raccolgono un'infinità di racconti erotici. Peccato che, salvo rare eccezioni, di erotico abbiano ben poco. Sembrano, infatti, copioni per film porno del genere gonzo. Quelli senza trama, per intenderci. E la cosa che mi ha meravigliato è che siano proprio le ragazze a scrivere in modo più esplicito. Ora, pur ricordando la celebre frase di Tinto Brass - la differenza tra erotismo e pornografia è la stessa che passa tra una fellatio e un pompino - credo che vi sia un tratto che li distingua: il ruolo della fantasia. Allora, vivendo questa esperienza come un gioco di scrittura, vediamo se sono in grado di raccontarlo io l'eros, o almeno di trovare un titolo adatto.

Tacchi a spillo sul cuore - No, aspettate un attimo, ci vuole un titolo migliore. Vediamo. È la storia di lui che poi... e quando pensa di poter... scopre che. Ci sono, la trama mi è chiara adesso! 

Graffiami l'anima - Maledizione! Non va bene. I giochini sadomaso non mi sono mai piaciuti: c'è già l'amore a fare male. Un male cane, per giunta. Ricapitolando, lei è una... ma lui non lo sa ancora.
Segreti tra le lenzuola - Basta, quasi quasi ci rinuncio. Così sembra la pubblicità di un ammorbidente. Ci manca solo l'orsacchiotto che spunta all'improvviso. No, no e ancora no! Il titolo è tutto, porca miseria! Un colore, qui ci vuole un colore. Anche una cinquantina di sfumature andrebbero bene. Verde è rabbia. Giallo è gelosia. Rosso è passione. Già, e tutti e tre fanno un semaforo. Però, a pensarci bene, mi piace il senso dell'andare e del venire come ad un incrocio, con o senza semaforo.
Via da me, accanto a te - Cosa ne dite? Va bene, non lamentatevi, volevo solo rendervi partecipi del processo creativo. Anzi, sapete una cosa? Vi risparmio tutta la storia e arrivo alla scena clou.

L'aveva raggiunta finalmente, dopo un lungo viaggio intorno all'anima, combattendo contro sensi di colpa, paure e rinunciando persino all'idea che aveva di se stesso. Ormai in frantumi era l'immagine dell'uomo che non doveva...
 

D'accordo, ci arrivo davvero al punto. È solo che li detesto gli uomini che pensano di non dover chiedere mai.

Erano lì, da soli...

Ma non sarà pleonastico specificare che fossero da soli? Non è mica un'orgia!

Erano lì, pelle su pelle. Un tempo l'avrebbe baciata, carezzata, ma dopo tutto quello che era successo, voleva solo dominarla. Ma l'orgoglio in amore sazia per...

Cosa dite? L'ultima frase sembra il testo di una canzone? Oddio, no! È vero!


Ma l'orgoglio non dura a lungo. Non in amore. Lei lo abbracciò e baciò dolcemente, accogliendolo, lasciando che si liberasse di tutta quella voglia che attendeva solo di esploderle dentro...

Non trovate che si abusi della metafora dell'esplosione? No, non m'importa se vi stavate già eccitando. Mai che vi si possa chiedere un consiglio, ecco!

Attimi in cui si lasciò andare. Attimi in cui si perse e capì che non aveva più senso ritrovarsi. L'amava, come non aveva mai amato nessuno prima. E allora si sdraiò e la fece salire su di lui. Voleva che fosse padrona del proprio piacere, guardarla negli occhi, cingerle i fianchi e risalire con le mani sui suoi seni, sino ad arrivare a carezzarle il viso: fu donandosi che le donò la gioia. Una gioia che non poteva bastare, che ne chiedeva altra e altra ancora.

La scena è finita. Avete sentito? Hey, cosa ci fate lì, imbambolati, a sospirare davanti ad un monitor?
 

Massimiliano Cerreto

P.S. Anche se penso mi riesca meglio essere eretico che erotico, qualcosa di vagamente sensuale l'ho scritto in passato:

lunedì 3 novembre 2014

Grindhouse Stories

Per grindhouse si intende una sala cinematografica che proietta soprattutto film d'exploitation; spesso gli stessi film d'exploitation vengono chiamati grindhouse. Le grind-house sono note per le maratone non-stop di B-movie, di solito con due film mostrati di seguito, della stessa serie (...) i film d'exploitation mostrati in questi cinema erano imperniati su scene di sesso esplicito, violenza, trame bizzarre o addirittura perverse, e su altri contenuti tabù. (Wikipedia)

Attenzione! Per quanto mi sia divertito a scrivere queste due storielline sullo stile dei film di exploitation, ho il dovere di avvisarti che il linguaggio è esplicito, c'è violenza e nessun finale catartico. Per me è stato solo un gioco di scrittura, ma potrebbero urtare la tua sensibilità.

Mi vendo l'anima

Era uno scrittore di serie B, forse meno. Il posacenere pieno di mozziconi e la bottiglia di minerale sgasata sul tavolo ne erano la prova. Cosa cazzo devo fare per attirare l'attenzione dei lettori?, disse sbattendo il pugno sul tavolo. Il sesso c'è, la violenza pure, il finale catartico anche: cosa vogliono di più questi stronzi? Facebook, ecco qual è il vero problema. Tutti scrittori, tutti opinionisti, tutti artisti. Come se sapessero cosa significa sputare l'anima ogni giorno! Francesco Cacace, Frankie Case come firmava i suoi e-book da 89 centesimi, non sapeva più cosa fare. E poi andò via la luce, un'ora ancora per scrivere e il portatile si sarebbe spento. Venderei l'anima se servisse a qualcosa. Anzi, adesso lo faccio per davvero!, esclamò spegnendo il computer. Il modem non funzionava più, ma poteva ancora connettersi grazie al cellulare. Mise il messaggio sulla bacheca di facebook pensando che nessuno lo avrebbe letto, come accadeva con i suoi libri. Si sbagliava! Una notte di merda e un sogno ancora peggiore. Ammesso che di sogno si trattasse.

- Cosa vuoi in cambio?
- Chi parla?
- Lo sai bene chi sono. Adesso rispondi!
- Dove sono? E chi è che parla?

Frankie Case non vedeva nessuno. Non sapeva dove si trovasse, lì, in quello spazio vuoto e buio. Gli apparve un'immensa "f"

Mark Z.: Mi hanno dato tanti nomi nel corso della storia, ma oggi mi conoscono come Mark Z. Sei nel mio profilo segreto.
Frankie Case: Cosa vuoi tu da me!
Mark Z.: Non usare questo tono! Posso cancellarti il profilo in un istante!
Frankie Case: No, il profilo no! Sarebbe meglio morire.
Mark Z.: Ecco, vedo che incominci a ragionare.
Frankie Case: Voglio il successo. Mi spetta di diritto!
Mark Z.: Tutti la stessa cosa volete, come siete banali. Ma non vi bastano i mipiace e l'illusione di contare qualcosa anche se non contate un cazzo?
Frankie Case: Io voglio guadagnare con il mio lavoro, è questo il problema. Nessuno paga più per la musica, le foto, i video, i testi: è tutto gratis porca puttana!
Mark Z.: Visto come sono stato bravo?
Frankie Case: Allora ci vuoi disperati.
Mark Z.: È il mio scopo...
Frankie Case: E cosa dovrei fare per guadagnare qualcosa? A parte dare il culo...
Mark Z.: Quello non m'interessa, puoi tenertelo.
Frankie Case: Cosa vuoi allora?
MarK Z.: Ho appena letto i post che hai in fondo all'anima, non m'interessa neanche quella. Sei fottuto! Non ti resta che continuare a vivere frustrato e sperando di morire il più presto possibile. Sei inutile, il 90% dell'umanità lo è, fattene una ragione! E adesso ringrazia chi ti ha messo al mondo. È sua la colpa del tuo inferno personale.

Francesco Cacace si svegliò, andò in cucina e prese un coltello. Entrò nella stanza della vecchia madre, ed era solo grazie alla sua pensione che poteva vivere, e... (omissis).

FINE

Sixteen schoolgirl

Era una puttana. Aveva solo 16 anni ed era una puttana. Aveva incominciato a 14 anni a farsi le foto nuda, nei cessi della scuola. Ma le ricariche da dieci non le bastavano più. Troppo giovane per fare la camgirl, - e poi lo avrebbe saputo il mondo intero, non solo i suoi genitori - sognava di diventare una escort di lusso. Sui giornali, alla televisione, in internet: la parola escort la trovava ovunque, ma non sapeva cosa significasse davvero. La vita, del resto, non la conosci per sentito dire.
Tutto ebbe inzio per caso. Un giorno, uno di quei contatti di facebook che dimentichi anche di avere, le mandò un messaggio in privato. L'aveva aggiunta da qualche mese e aveva sempre mantenuto un basso profilo, proprio il caso di dirlo, evitando di mettere i mipiace alle sue foto. Solo gli adolescenti brufolosi e i falliti segaioli passano il tempo a farlo. I più furbi agiscono nell'ombra. Aveva 20 anni più di lei e una sfilza di denunce per molestie sessuali. Ma Johanna non lo sapeva. Non poteva saperlo.
Diceva di essere il responsabile casting di un'agenzia di moda, che la trovava fotogenica e che avrebbe potuto farle guadagnare molti soldi. Roberto era furbo, e aveva anche quella sicurezza in se stesso che solo chi non ha nulla da perdere può avere.
Ho molti progetti su di te. Inizieremo con un servizio fotografico in TFCD, sai cosa significa, vero?, le propose al telefono. Johanna non aveva saputo resistere alla tentazione di rispondere al messaggio dandogli il numero. E no, non sapeva cosa fosse il TFCD. Ti fai fotografare e noi ti diamo le foto: tutto gratis. Pensaci, puoi avere il tuo book personale e non pagare nulla. Sai, è un contratto molto diffuso, anche all'estero, aveva una voce rassicurante Roberto. Nulla di cui preoccuparsi, pensò Johanna.
S'incontrarono di giorno, in uno dei parchi pubblici della città. Alto, magro, calvo, abbronzato e con gli occhiali da sole: Roberto non era bello, ma aveva stile e ci sapeva fare. Johanna arrivò in ritardo, come al suo solito. Sai che la puntualità è tutto in questo lavoro?, la sgridò dolcemente. E lei sorrise: piccola, con la pelle bianchissima e i capelli molto lunghi. Scusami, il motorino non voleva saperne di partire stamattina, si giustificò sorridendo.
Non si sentiva a disagio con lui, anzi. Le davano molto più fastidio i commenti dei compagni di classe cui vendeva le foto. Aveva rotto da poco anche con l'ultimo ragazzo perché lo trovava troppo geloso. In fondo, di cosa si lamentava: gli altri potevano solo guardarla mentre lui era l'unico a potersela fare.
Andiamo, il fotografo ci aspetta, Roberto la fece salire in auto. Peccato non ci fosse nessuno ad aspettarli. In quel sottoscala c'era solo puzza di umidità, uno sfondo fotografico e un paio di lampade. Strano, deve aver fatto tardi anche lui. Nel frattempo, perché non ti trucchi un po'. Hai portato i vestiti che ti ho chiesto? Sai, i cambi sono importanti per dare vitalità al book: la voce di Roberto tradiva il suo desiderio, ma Johanna era troppo eccitata da quella situazione così nuova per lei.
Stronza! Pensavi davvero che avrei pagato un fotografo per te?, disse l'uomo aprendo la porta del cesso dove la ragazzina si stava cambiando e... (omissis).
Johanna ha 16 anni: è una puttana. Il mestiere che avrebbe voluto fare, ma non in quel bordello albanese. Rapita in un giorno di primavera da un uomo con l'inverno nel cuore.

FINE
Massimiliano Cerreto

P.S. Gli omissis erano per lasciare spazio alla tua immaginazione...

venerdì 31 ottobre 2014

Halloween - Soulpictures

Una delle esperienze peggiori mai capitatami è stata l'essere membro di un gruppo di facebook dedicato alla fotografia. L'arroganza, la cattiveria, l'invidia, la mediocrità di molti - anche dei più bravi - e l'insulto libero: ecco cosa ricordo. Succede anche altrove, in rete e non, ma penso che l'ego ipertrofico dei fotografi sia a dir poco diabolico!

- Oggi -

Non guardare lo specchio, non guardare lo specchio, non guardare lo specchio!, la voce lo avverte del pericolo. Eppure, non c'è nessuno in quella stanza dell'ospedale abbandonato. Ma come è finito in quel posto dimenticato da Dio?

- Qualche giorno prima -

Sì, sei bravo, ma nel tuo portfolio manca l'urban exploration, a parlare è l'amministratore di Soulpictures, il gruppo di fotografia più esclusivo di facebook: soltanto 665 iscritti. E Maurizio vuole farne parte a tutti i costi, la consacrazione che aspetta da tempo.

- Oggi - 

Ora sì che diventerò membro. Con le foto che ho scattato, merito almeno una cinquantina di mipiace. La siringa per terra, fatta. La sedia a rotelle con il grandangolo, fatta. L'armadietto dei medicinali arrugginito, fatto!, Maurizio è orgoglioso di sé. Adesso si torna a casa per applicare qualche filtro in post produzione. Poi un rumore d'improvviso. Maurizio non ricorda cosa è successo. Non sa come è arrivato in quella stanza buia dell'ospedale e neppure chi ce l'abbia portato. Ha paura. Non guardare lo specchio, non guardare lo specchio, non guardare lo specchio!, ma è troppo tardi. Nel riflesso, vede il capo di Soulpictures: bravo, ora sei il numero 666. La tua anima apparterrà per sempre al gruppo. Nessuno ne seppe più nulla, ma si narra che ad Halloween, se ci si avvicina ad uno specchio, lo si può ascoltare gridare aiuto.

Massimiliano Cerreto

Redenzione di un aspirante romanziere criminale

Non sono mai stato un amante del poliziottesco, o poliziesco all'italiana. Me ne occupai per lavoro, dopo aver visto un concerto dei Calibro 35 a Milano, alcuni anni fa. Un interesse più musicale che cinematografico il mio. Attenzione, la volgarità del linguagio potrebbe urtare la tua sensibilità...

https://www.youtube.com/watch?v=039q7hceWvEL'editore era stato categorico: o un romanzo criminale o un fantasy! Il mercato non vuole altro. Basta con le poesie e l'esistenzialismo, che qui sono già tutti poeti e filosofi. E poi non sei neppure uno di quelli psicologi che vanno in televisione. Certo, potresti buttarti sulla new age. Anzi, sai cosa ti dico, fatti una bella pagina di facebook e pubblica didascalie scopiazzando i pensierini di Coelho e Osho. Tanto nessuno se ne accorgerà, hanno sempre scopiazzato anche loro. 
E non dimenticare di creare anche un profilo su twitter e di postare ogni tanto qualche foto di gatti. Altrimenti fallo sul serio lo scrittore. In ogni caso, cambialo quel dannato nome! Maurizio Giovannini non si può sentire. Maurice Johannes, ecco, senti come suona bene? Lo sai come sono fatti gli italiani, sono esterofili. E adesso guardati qualche poliziottesco anni '70, ti servirà per la trama.


https://www.youtube.com/watch?v=Njcw87zRjB0
Non si dice poliziottesco, cazzo! È una parola orrenda. Le parole sono importanti!, pensava mentre usciva dall'ufficio del dott. Lomabardini Della Rovere, uomo che di nobile aveva solo il cognome. Ma non aveva altra scelta. Non poteva continuare a scrivere per i giornali a 3,50€ lordi a pezzo. La connessione ad internet, la benzina, i pasti fuori casa, le notti insonni per fare arrivare l'articolo in tempo alla redazione: non lavorava gratis, pagava per lavorare! Single a 40 anni, condannato a vedere morire giorno dopo giorno i suoi e senza un euro in tasca, neppure per offrire una pizza ad una donna. Ad avercelo poi il tempo per uscire con qualcuno. Per non parlare del livello di autostima ormai sottozero.

https://www.youtube.com/watch?v=LjaFxxvtpL4
Qui o mi ammazzo o scrivo un bestseller!: questa la sua decisione finale. Perché la crisi ti arriva dentro l'anima, corrodendoti dall'interno. Vuole un romanzo sulla malavita? E che malavita sia, allora, ripeteva a se stesso tamburellando sul volante mentre tornava a casa.  
Quanto mi resta da vivere? Altri trenta o trentacinque anni di questo inferno? E dovrei lavorare per cosa? Per fare guadagnare gli altri sulla mia pelle? Andate tutti a fare in culo!, era nervoso. Tanto che avrebbe ucciso il mondo intero se avesse potuto.

Come è andato l'incontro con Lombardini?, chiese la madre. A proposito, visto che non ti avrebbe mai ricevuto se non fosse stato per il nostro amico, adesso telefonalo e ringrazialo, aggiunse. Ringraziare l'amico di famiglia? E di cosa poi? Per quella sottospecie di raccomandazione? E pensare che, sino ad allora, era così fiero del non aver mai chiesto aiuto a nessuno. E sarebbe stato meglio non farlo: denigrato il suo nome, denigrati i manoscritti. Maurizio preferì non dire nulla e chiudersi in camera.

https://www.youtube.com/watch?v=YIbHxCbrroUL'incipt è sempre la parte più difficile, in una o al massimo due frasi devi trascinare via il lettore dal suo mondo e farlo entrare nel tuo, si ripeteva. La pistola puzzava di morte, no, non va bene. La puzza della morte era l'unica cosa rimasta dopo lo sparo, ecco, così funziona di più. Dannazione, ma cosa cazzo sto scrivendo? Io voglio farlo capire alla gente cosa accade nella mente di un assassino! Perché si diventa assassini, che gusto si prova ad ammazzare qualcuno, una sigaretta dopo l'altra, si sentiva sempre più agitato. Neppure l'ennesima sega davanti all'ennesimo porno era riuscito a calmarlo. Era soltanto più stanco e depresso adesso.

Ma è possibile che a 40 anni dormi ancora vestito?, era diventato giorno e la madre, entrata nella stanza, gli appariva solo come un fastidioso rumore. La testa gli scoppiava per tutta quella frustrazione che si portava dentro. Lasciami in pace! Non capisci un cazzo della mia vita, urlò contro l'unica donna della sua vita.

https://www.youtube.com/watch?v=v91iVq3S9n0Il solito commento idiota in bacheca. Adesso lo blocco questo stronzo. E che vuole quest'altro? M'invita al suo concerto? Tutti vogliono attenzione, ma chi se ne è mai fregato di me? Di chi sono, di cosa voglio per davvero. Ah, eccola, ha cambiato per la milionesima volta l'immagine del profilo. Metterà pure le citazioni di Wilde e Pessoa, ma è solo una puttana come tutte le altre. Fammelo mettere un mipiace, la prima cosa che faceva al mattino era connettersi a facebook. Avrebbe potuto scrivere anche la Divina Commedia, ma dalle cose che pubblicava non ricavava che qualche mipiace. 
Non sanno scrivere queste merde. Le virgole, mettete le virgole. E ci vuole uno spazio dopo i segni d'interpunzione, smettetela di scrivere tutto attaccato! Un po' non si scrive con l'accento, e non ci vuole neppure su sta, fa, va. Però voi una vita l'avete, anche se siete ignoranti come delle capre, odiava facebook perché gli appariva il trionfo della mediocrità. Quella virtuale, però, era anche l'unica esistenza possibile, almeno così la percepiva.

https://www.youtube.com/watch?v=x7_w_QGGHfk
Esco, ti serve qualcosa?, chiese il padre. Comprami le sigarette, i soldi li trovi nel portafoglio, rispose. Già, come se quel denaro non fosse comunque dei genitori. Erano loro a mantenerlo. Aspetta papà, ho cambiato idea. Mi lasci l'auto? Ho deciso di fare un giro. Fuori era bello, era dentro la tempesta. Ci voleva il mare adesso. Aveva bisogno di mare, tutto qui.

Lì, sul lungomare, sembrava un film di Fellini, ma senza i vitelloni. E poi siamo nell'epoca dei post bamboccioni, di quelli che un lavoro lo vorrebbero, ma non lo trovano, neppure più all'estero. 
Aveva lasciato l'auto sul marciapiede, o una multa o 3 euro per un parcheggio. Scelse di rischiare. E poi pensava che non sarebbe rimasto a lungo. L'ennesimo giro senza senso lungo la periferia dell'anima. Si sbagliava. Avrebbe incontrato il suo destino negli occhi di quel vecchio pescatore.

Bella giornata, vero?, chiese all'anziano, l'unica anima viva in quella distesa di sabbia. Ma non ebbe risposta. Lo fissò a lungo e poi decise di andare a fare due passi quando fu interrotto dalle sue parole: vieni qua, aiutami a portare il secchio. Non se la sentiva di dire di no. Era stato un bravo ragazzo tutta la vita, anche troppo. Aveva ragione ad essere incazzato. Ma no, non sapeva dire di no. Percorsero in silenzio la distanza che li separava dalla cabina.  
Aspettami fuori, il vecchio entrò e sistemò le sue cose. Guardi, io l'ho aiutata, almeno un grazie, disse spazientito mentre aspettava che uscisse. Grazie? Di cosa? Non mi hai aiutato perché lo volevi, ma solo perché ti sentivi in dovere di farlo. Non sei gentile, ma solo educato ad esserlo. Quando imparerai ad agire e non a reagire?, una sentenza di morte dell'ego, ecco come gli era apparsa.

https://www.youtube.com/watch?v=bK0j_Pm-pncMa lei come si..., balbettò Maurizio. Il silenzio! Ecco cosa non hai mai imparato. Ascolta te stesso. Non sono io la causa dei tuoi problemi, ma te stesso. Adesso vai via. Datti la possibilità di stare un po' da solo. La tua famiglia, i tuoi amici, chi ti circonda non può capire e non capirà mai. Ecco qual è lo sbaglio che fate tutti: cercate una conferma al vostro esistere dimenticando di essere, essere e basta!, il vecchio si accese la sigaretta che aveva tenuto tutto il tempo sull'orecchio. Le sue mani erano ruvide e il viso era segnato dal sole di tutte le sue estati passate. Bravo, le faccio i miei complimenti, quanto le devo per questa lezione di vita?, replicò. Nulla, perché tanto non ti è servita!, disse il pescatore allontanandosi. 

Maurizio si sentì davvero solo, per la prima volta. I giornali, gli editori, il romanzo che avrebbe dovuto scrivere, il successo che non aveva mai avuto e che pensava di meritare, facebook: nulla aveva più importanza. Era da solo, e questo gli bastava. E crollò, un granello dopo l'altro, il castello di sabbia. Nella testa, non sotto i piedi.

Massimiliano Cerreto



Dietro le spalle un pescatore
  e la memoria è giа dolore
è giа il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.

(Fabrizio De André, Il pescatore)

giovedì 9 ottobre 2014

Ricordi di donne

Avevo promesso a me stesso di andare a dormire, ma qualcosa è andato storto. Vorrei uscire domani, perché ho bisogno dell'altro e dell'oltre da me. Stare qui a rosicchiarmi l'anima e fumare non aiuta di certo. Poi il messaggio di un'amica di facebook, la vibrazione del telefonino accanto al letto ed eccomi nuovamente al computer. Scorro la home e rivedo la foto di una ragazza che mi piaceva ai tempi del liceo. E allora...


Ricordo di quando la madre dei gemelli, gli amichetti del palazzo in cui ho vissuto l'infanzia e l'adolescenza, asciugava le loro lacrime con lo strofinaccio da cucina. 
Che era buono il pollo con patate che preparava la mamma dell'amichetta della porta accanto. Un giorno d'estate, mi comprò anche una busta di patatine fritte per consolarmi della morte di nonna.
Che era giovane, bella e simpatica la compagna di uno che aveva i capelli lunghi e il '68 nel cuore: trattavano bene noi bambini di quella casa sul mare. Anni dopo la lasciò per un'altra, e i capelli lo abbandonarono.
Penso ad una madre che aveva due figlie bellissime. Aveva lasciato il proprio Paese grande grande per amore e finì imprigionata nella mentalità di un paese piccolo piccolo.
Attraente la moglie del tabaccaio, e la figlia ancora più bella. No, il loro matrimonio non è andato in fumo.
Una buona amica la magrissima compagna di liceo, conosciuta che di anni ne aveva quattordici e persa nel traffico della vita che ne aveva poco più di diciotto.
E gli ormoni dei miei vent'anni? Forse si sono trasferiti insieme alla bellissima vicina che cucinava in bikini nelle calde sere d'estate. 
O forse ho solo immaginato tutto, come la vita.

Sì, domani devo uscire. Magari vado a paseggiare sul lungomare di Pozzuoli. È stato lì che portai l'ultima ragazza che mi disse di no, e anche l'ultima che mi disse di sì. Me le ricordo entrambe. Avevano una sola cosa in comune: mi facevano ridere. Forse ne ero innamorato per questo. O forse mi sarei innamorato di loro semplicemente perché non avevo niente da fare.

Massimiliano Cerreto

You must believe in Spring, ©Massimiliano Cerreto

 
Mi sono innamorato di te 
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcuno da sognare

(Luigi Tenco, Mi sono innamorato di te)

lunedì 6 ottobre 2014

Cosa resta dell'amore

Della bellezza che rimane bellezza anche quando diventa un ricordo

Te l'ho già raccontato di quanto amo le canzoni di Carole King? E del fatto che il vinile di Tapestry, acquistato da papà prima che nascessi, si trovi ora in camera mia, sequestrato a tempo indeterminato? Forse no, ma adesso non ha più importanza. 
È che ho appena visto la foto di una giovane madre e mi è tornata in mente una delle canzoni del disco. Il brano si chiama Will you still love me tomorrow? e narra di una notte d'amore. Non solo di questo, a dire il vero.  
Mi amerai ancora domani?, ecco la domanda che mi ha spinto a questa riflessione. Per me è stato sempre per sempre. L'amore intendo. Non ho mai mentito quando ho detto ti amo. Perché nel qui e adesso è tutto vero, se pensi che sia vero.

L'amore non è turbamento, non è eccitazione, non è il desiderio di accoppiarsi ogni istante della giornata, non è restare sveglia la notte immaginando che lui sia lì, a baciare ogni parte del tuo corpo. Questo è semplicemente essere innamorati e chiunque può facilmente convincersi di esserlo. L'amore, invece, è quello che resta del fuoco quando l'innamoramento si è consumato. È il monologo sull'amore tratto da Il mandolino del capitano Corelli. So che lo hai già ascoltato tante volte perché viene periodicamente postato a social unificati.


Per rimanere in tema, potrei anche citarti La canzone dell'amore perduto di Fabrizio De André. Solo che non ho voglia di ascoltarla adesso: mi fa troppo male. Se penso a quanto sono stato stupido a coprire d'oro certe persone per un bacio mai dato. O forse è così che funzionano le cose. Ma non l'ho fatto per un amore nuovo. L'ho fatto solo per amore, e niente più. Nostalgico come sono, mi sarebbe piaciuto rimanere legato al primo.

Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro, per un bacio mai dato, per un amore nuovo.

L'ultima citazione, - credimi, non volevo farne così tante - è tratta da una canzone dei Têtes de Bois, di cui recensii Ferrè, l'amore e la rivolta: album che ho adorato dalla prima all'ultima nota. E mi ricordo di quando avevo 17 anni: ero serio, molto più di adesso. Soprattutto in amore. La leggerezza? Una qualità mai avuta. E invece no, non si può essere seri a 17 anni. Già, perché, perso in tutte queste parentetiche, - subordinate alla realtà, ma senza le giuste causali - mi sono dimenticato della cosa più importante: parlarti della foto che ha ispirato questa riflessione.
Ritrae una bellezza che sta andando via, il viso di una giovane madre su cui, per la prima volta, intravedo lo scorrere del tempo. 
E allora ho immaginato per un istante di esserne il marito: l'avrei vista bella ugualmente? Opure il mio sguardo sarebbe stato come una svogliata carezza? Mi avrebbe permesso l'amore di andare al di là della realtà? Quell'amore di cui ho sempre scritto senza mai averlo conosciuto, essendo più incline all'innamoramento, proprio come un ragazzino di 17 anni.

E penso alla mia di madre. Di quella volta che mi portò a comprare le scarpe nei pressi del porto di Pozzuoli e, mentre bevevo alla fontanella, mi chiese: te li ricorderai tutti i momenti che abbiamo trascorso insieme quando eri bambino? 
Ora non vorrei trasformare questa pagina di diario nell'appendice del libro Cuore: insopportabile l'autore, il testo, il film, e persino i cartoni animati che trasmettevano negli anni '80. Però è così: me li ricordo i momenti trascorsi con lei, e anche di quando mi prendeva in braccio e di un suo maglione grigio che puzzava di fumo. Ha sempre fumato pochissimo lei, aggiungo. Mentre io, sulla poltrona verde del salotto accanto alla sua, dicevo che non avei mai fumato. Peccato che oggi, in Turchia, dicano fumare con un Massimiliano.  
Non lo so se l'amore ti aiuta a vedere bello anche chi bello non lo è più. Forse non l'amore di un uomo nei confronti di una donna. Forse solo quello di un figlio nei confronti della propria madre. Ecco, penso che la mia amica rimarrà bella anche quando bella non lo sarà più.

Massimiliano Cerreto

P.S. A mamma piace tanto la voce di Charles Aznavour...



She
May be the face I can't forget
A trace of pleasure or regret
May be my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
May be the chill that autumn brings
May be a hundred tearful things
Within the measure of the day.
 

martedì 23 settembre 2014

Sogno interno anima

Storia di una storia che non voleva essere cancellata 
(Del ricordo di un amore che poi amore non era)

Cosa accadrebbe se una storia, cancellata per sbaglio, si ribellasse contro il suo autore? È quanto sta per succedere a Filippo Colline*, studente di giurisprudenza e innamorato perpetuo. In altre parole, uno di quelli che crede in regole che nessuno rispetta e nell'amore ideale. Che poi, essendo ideale, non esiste. Ma non lo sa ancora, per fortuna: mai privare una persona delle proprie illusioni. 
Al ritorno da un seminario pomeridiano di diritto privato, decide di giocare a Day of the Tentacle. A proposito, non ti ho ancora detto che siamo nel 1994. I computer del tempo sono lontani anni luce da quelli attuali, e anche il programma di scrittura più famoso al mondo ha qualche lacuna nel salvataggio dei documenti. Filippo è fermo da giorni alla ricerca della combinazione della cassaf... scusa! Ho capito, non t'interessa il videogioco. Va bene, arrivo al punto. Frustrato dall'ennesimo tentativo e annoiato dall'ennesimo film di Alberto Sordi alla televisione, incomincia a scrivere una storia...


- C'era una volta, in una galassia stanza lontana lontana -


Times new roman, grandezza 12 punti. Ecco, va bene. A giustificare il testo ci penserò dopo. Incominciamo adesso.

Avevi gli occhi blu come il mare

No, non va bene, troppo banale.

Nei tuoi occhi si vedeva il mare

Ecco, va meglio, ma fa un po' Cenerentola Innamorata. E non si dica che sono un tipo triste! Sono sopravvissuto a 5 anni di liceo scientifico senza mai capire nulla di matematica. Non posso aiutarti con il greco, sentenziò papà condannandomi ad un destino fatto di numeri. Anzi, mi perseguitano ancora: tutti questi articoli da imparare a memoria! 
Vedrai che laurea in giurisprudenza ti aprirà tutte le porte. Potrai partecipare ai concorsi... E mamma, dalla cucina: ma cosa vuoi fare con la laurea in filosofia, il professore? Tu l'incarti tutti con la lingua che ti ritrovi. Sei nato per fare l'avvocato. E adesso sono al secondo anno di università, davanti a questo monitor, a pensare a lei.

Filippo dà un pugno sulla tastiera e spegne il pc. La storia non è stata salvata. Una sigaretta e poi a dormire, che domani deve imparare a memoria una trentina di articoli. Ed è così che, una volta addormentato, la sogna. Come chi? Lei! La storia!

Storia: Perché mi hai cancellato? 
Filippo Colline: Chi sei? 
S.: Non mi riconosci? Sono la tua storia!  
F.C.: Non è stata colpa mia! 
S.: Non mentire, sei tu ad aver dato il pugno sulla tastiera! 
F.C.: Va bene, ma ero nervoso. E poi avevo scritto giusto un rigo... 
S.: Ma che razza di alibi sarebbe questo? E tu saresti quello che studia legge? 
F.C.: Allora, se proprio ci tieni, mettiamo i puntini sulle 'i'. Uno, non si dice legge, ma giurisprudenza, ovvero iurisprudentia, saggezza nell'uso della legge. Secondo, il diritto penale non l'ho ancora studiato! 
S.: Visto che ti dai tante arie con il latinorum, come se non sapessi che sei stato rimandato due volte, dovresti conoscerlo il principio ignorantia legis non excusat. 
F.C.: Non ho violato nessuna legge! Sarò libero o meno di cancellare una storia? E poi non l'ho fatto apposta. E adesso basta, cosa sai di me?
S.: Conosco tutto di te, sono nata dai tuoi pensieri, ricordi? Non sai che ogni singolo pensiero contiene in sé la memoria degli altri? Inutile insistere, non capiresti, non andavi molto bene in biologia. A proposito, ho incontrato quello lì...  
F.C.: Quello chi?  
S.: Il pensiero nascosto.  
F.C.: Non so di cosa parli... 
S.: Il pensiero di lei! 
F.C.: Non ho voglia di parlarne. E poi sai già tutto tu. Esci, vai via, lasciami sognare in pace! 
S.: È questo il punto, la devi smettere di sognare e guardare in faccia la realtà. Non ti ama, non ti ha mai amato e non ti amerà mai. E neppure tu l'ami davvero. È solo un'illusione! Chiaro? 
F.C.: Ecco, ci mancavi solo tu adesso. Ma pensi che non lo sappia? 
S.: Lo sai, ma non lo accetti. Smettila con questo dannato complesso del principe azzurro. Ognuno salva solo se stesso, se ne ha voglia. Non sei un cavaliere, e non hai neppure un'armatura.  
F.C.: Ma io l'amo!
S.: Stronzate! Non l'amavi neppure quando ci stavi insieme. E poi perché continui a voler legittimare tutto con l'amore? Tipico di voi ventenni. Ti piaceva e la desideravi, non c'è nulla di male in questo. Il desiderio legittima se stesso. Punto. L'amore è un'altra cosa. 
F.C.: Ma sono stato educato a pensare che... 
S.: Appunto! Non c'è niente da pensare. Nulla da capire. Ma solo da vivere, al di là dell'idea di bene e di male che ti hanno insegnato. Amare non è 'bussare per cent'anni ad una porta'.
F.C.: E allora, visto che non capisco nulla dell'amore, perché te la prendi se ti ho cancellato? 
S.: Ti sbagli, esisto ancora! Solo che mi hai relegato al rango di una bozza. Mi sento come un incipit di un romanzo mai scritto, in attesa che qualcuno mi restituisca la dignità che mi spetta. Perché, e non lo hai ancora capito, io sono la tua storia! Quella che tu stesso ti rifiuti di scrivere. Bisogna vivere per poter raccontare e tu, invece di vivere, scrivi degli infiniti mondi possibili, convinto che siano migliori di questo. 
F.C.: Sarà, ma a me sembri un tantino egocentrica! 
S.: Senti chi parla! Come se amare qualcuno, o illudersi di farlo, ti desse il diritto di essere riamato. E così continui a sbattere contro altre porte chiuse. Lasciala aperta tu la porta del cuore, impara ad accogliere chi entra nella tua vita. Smettila di buttare fuori chi non si avvicina alla tua idea di perfezione. Le persone migliori sono quelle che assomigliano solo a loro stesse. Cerca la diversità nell'altro da te!
F.C.: Finita la lezione adesso?
S.: Sì, ma so che non l'hai imparata. E tornerò a ricordartela sino a quando non l'avrai capita per davvero.

- Fine -

Massimiliano Cerreto

*Il nome Filippo Colline nasce da un ignobile gioco di parole di cui penso mi vergognerò per il resto della vita. Chiedo umilmente venia agli altri 'cultisti' dei Genesis come me.

P.S. Con questo racconto si chiude la trilogia iniziata con Paradiso interno giorno e proseguita con Inferno interno notte - Storia del napoletano che insegnò la felicità al diavolo.