martedì 29 luglio 2014

La portatrice sana di gioia

Del nero e altri colori

È ancora lontano il giorno in cui smetterò di provare curiosità nei confronti delle persone, della traccia nascosta dei loro pensieri. O forse non arriverà mai. Più di venti anni fa, quando vivevo ancora in una casa sul mare, con le sorti dell'infinito legate al filo di una serranda e credevo che fare l'attore sarebbe stato il mio futuro, mi sarebbe piaciuto girare un film: avrei raccontato le storie della gente che s'incontra in treno, di sconosciuti al bivio di tutte le infinite possibili vite su cui scegliamo di salire o meno.

Io in periferia, la scuola nel cuore popolare della città, a mezz'ora di rotaie e gallerie da quella casa sul mare svegliata ogni giorno dal treno delle 5:45. La mia di sveglia, l'unica cosa utile della prima comunione, suonava invece alle 6:05. L'oroscopo di Branco alla radio, le liti quotidiane tra la lametta e una pelle troppo sensibile, lo shampoo un giorno sì e l'altro pure ché ho sempre avuto i capelli grassi, e poi in stazione a prendere quello delle 6:45.

Con la pioggia o con il sole, dovevo arrivare almeno un'ora prima che iniziassero le lezioni. Affamato di vita come solo un adolescente può essere, consapevole di non potercela fare da solo a capire il mondo, avevo bisogno di quanta più gente possibile. La matematica no, e neppure il latino, materie troppo logiche per un approccio sinestetico: la vita l'unica cosa m'interessasse imparare.

Il film non l'ho mai girato, sui palchi ci sono salito da giornalista, il mondo non l'ho ancora capito, ho imparato più dal silenzio che dal rumore che fanno le vite degli altri, ma ho nella memoria ancora alcuni frammenti di quello storyboard immaginario:

- 1990 -

La stazione, esterno giorno. Andata e ritorno, per favore, chiede al bigliettaio mentre guarda il sole entrare timidamente nella sala d'aspetto. Una voce dietro la sua schiena lo sorprende: Bravo, adesso che fumi sei diventato uomo. Non era vero, e lo sapevano entrambi. Sorride stupidamente, come stupidamente pende il filo del telefono a gettoni, staccato da tempo.

Piano sequenza: l'arrivo del treno, la salita dei passeggeri e la partenza.

Primo piano sulla ragazzina bionda che regge lo zaino mentre guarda fuori dal finestrino facendo scivolare su di sé il desiderio incontrollato degli adolescenti, che si esprime spesso con frasi sconnesse e finti gesti di sfida ai compagni di sventura. Perché l'adolescenza è una malattia, e c'è chi non guarisce mai.

Voce fuori campo: Rosa, rosae, lasciate ogni speranza o voi che entrate nella trigonometria.

La stazione sotterranea. Hai il liquido per lo Zippo? Sai, mio padre è stato in America e me ne ha portato uno originale, chiede al tabaccaio, distratto però da una conversazione con il capostazione. Le donne sono la medicina per il cervello, gli dice un controllore in attesa di una coincidenza. L'uomo ha solo 30 anni, ma è quasi il doppio della sua età. Amore, vieni qua, non allontanarti, il tipo con i capelli troppo tinti porta al guinzaglio l'unico rimedio alla solitudine trovato in più di 50 anni.

Piano sequenza: le scale mobili, l'uscita dalla stazione e dissolvenza sul ragazzino scappato di casa che chiede invano pochi spiccioli al democristronzo di turno, uno di quelli abituati a fare la carità, ma solo in Chiesa, solo per fare vedere quanto è buono e giusto.
 
Sono trascorsi più di vent'anni da allora, il ragazzo è invecchiato senza crescere per davvero. Tanti altri frammenti di vita si sono depositati. Ciascuno, da solo, è incapace di dargli l'idea del tutto, ma insieme riflettono l'immagine che ha di sé.

- 2013 -

Stazione ferroviaria, esterno giorno, piano americano sulla donna vestita di nero con la borsa di pelle marrone. Tesoro, non sai che bello averti incontrato! Oggi ho avuto la conferma che il gruppo ci sta aiutando a risvegliare le coscienze. Non posso rimanere ancora a lungo, tra un po' arriva lui e penso mi voglia chiamare. 
È stanco, ha molti anni in più, non vive più in quella casa sul mare, eppure sorride nell'ascoltarla. Le guarda le scarpe slacciate ed è assorbito da tutto quel nero: la frequenza della luce che attrae tutte le altre. Forse non è proprio così, non è mai stato bravo in fisica. Però, con il tempo, ha imparato a riconoscere una portatrice sana di gioia.

Voce fuori campo: il treno è in partenza dal binario 7.

Massimiliano Cerreto 


P.S. Questo è stato il primo tentativo di scrittura cinemato-grafica. La prima stesura risale al 2013, anteriore al progetto Titoli provvisori per un romanzo postumo. Un piccolo esperimento, a metà strada tra il racconto ed il diario, che ho proseguito nei testi raccolti in Come in un film di Verdone.