giovedì 1 gennaio 2015

La memoria del cuore

Dell'inutilità irreversibile del tempo

Auguri di Buon Anno! Ecco, penso che gli auguri dovremmo farli ogni giorno, e prima di tutto a noi stessi. Non sono certo un sostenitore della legge di attrazione, ma un atteggiamento positivo nei confronti della vita è senza dubbio migliore di uno negativo. So di aver appena scritto una grande banalità, non la prima e non l'ultima contenuta in questo blog, ma permettimi di essere un po' autoironico. E poi mi piaceva tanto la comicità di Max Catalano, noto per la sua filosofia basata sull'ovvio. A me invece l'ovvio è sempre sfuggito: troppo impegnato a cercare una via di fuga dalla banalità per rendermi conto del valore della semplicità. Ma non è di questo che ti voglio raccontare.

Il punto è che vivo una relazione complicata con il tempo. Anzi, complicatissima. È che non sopporto tutto ciò è definitivo. Forse adesso starai pensando che tutto scorre e nulla è mai uguale a se stesso. Eppure c'è sempre qualcosa che rimane. Ricordi Lost, la serie televisiva di qualche anno fa? In caso affermativo, ti sarà più facile comprendere il concetto di costante. Perché ci sono delle costanti nella vita: persone cui siamo e saremo sempre legati. Forse ancor prima di nascere e dopo aver lasciato questa porzione di tempo e di spazio. Chi ti ama c'è sempre, c'è prima di te, prima di conoscerti, ha scritto Margaret Mazzantini.

Ma allora, visto che è di amore che si tratta, perché questa difficoltà ad accettare ciò che è definitivo? Che è anche la ragione per cui non amo i tatuaggi. Attenzione, i tatuaggi, non le persone tatuate. Salvo che tu sia un nativo digitale, apparteniamo entrambi alla generazione di chi ha vissuto un cambiamento epocale: la virtualizzazione dei rapporti e persino di se stessi. Sino ad un momento delle nostre vite, l'unica dimensione possibile era quella della realtà: nessun avatar (o profilo, se preferisci) da creare, in cui riconoscersi o da rendere credibile agli occhi degli altri.

Ma cosa rimane al netto dei mipiace? La recente scomparsa di una persona meravigliosa che avevo conosciuto grazie a facebook, ed anche quella che ha insistito di più affinché vi tornassi, mi ha fatto davvero male. Non è l'unico lutto virtuale che ho vissuto. Ricordo la tragica morte di una musicista, incontrata dal vero e con cui ero in contatto grazie a myspace. Non che non mi sia dispiaciuto, ma questa volta è stato diverso. Anna mi voleva bene, ma davvero tanto. E anche io gliene volevo. Perché l'affetto va al di là dei mipiace, dei cuoricini e dei commenti, anche se può essere espresso in questo modo. Le emozioni, non finirò mai di ripeterlo, sono sempre reali, a prescindere dal mezzo attraverso il quale si esprimono.

Così sono entrato nel registro attività di facebook e l'ho fatto con la precisa intenzione di cancellare il mio passato. Un'impresa titanica, non funzionando gli script che promettono di eliminare tutto con pochi click. Il primo passo è stato rimuovere i commenti, scripta manent, giusto? Ancora un paio di settimane e dovrei riuscire a smipiaciare ogni cosa. Ma perché? 

Scorrere la storia virtuale degli ultimi quattro anni, momento per momento, mi ha permesso di sconfiggere l'irreversibilità del tempo e di lasciare che quanto davvero definitivo sia impresso soltanto nella memoria, non nel registro di un social network. Togliere i mipiace dalle foto dei nipotini, ad esempio, non significa smettere di amarli, ma accettare che tutto ha senso soltanto nel qui e adesso. 

Un'ultima considerazione: ho promesso a me stesso di tornare a scrivere quando sarò abbastanza presuntuoso da pensare di avere qualcosa di importante da comunicare agli altri, e che non sia la copia, seppure con parole e forme diverse, di quanto già raccontato in passato. Neppure questo post è importante, ad esserlo è solo il ricordo di Anna, e tutto quanto appartiene alla memoria del cuore.


Massimiliano Cerreto 
 

P.S. Avrei voluto pubblicare un'immagine di Anna da giovane, ma sarebbe stata una violazione della sua privacy. Ho scelto di mettere questa foto di un luogo a lei caro, dove conobbe l'amore della sua vita.





E sono ormai convinto da molte lune
dell'inutilità irreversibile del tempo


(Rino Gaetano, Tu, forse non essenzialmente tu)


- Cosa sarò -

Più e più volte sono cresciuto come erba,
ho sperimentato settecento e settanta forme.
Morto alla mineralità divenni vegetale,
morto alla vegetalità divenni animale,
morto all'animalità divenni uomo.
Perché allora paventare la dispersione nella morte?
La prossima volta morirò generando ali e piume di angelo;
poi salendo più in alto degli angeli
sarò quello che voi non riuscite ad immaginare:
quello io sarò!

Rumi