domenica 10 agosto 2014

Sinestesie di una notte d'agosto

Racconto jazz
Della musica e dell'elogio dell'imperfezione

Non so cosa sia il jazz, anche se è soprattutto di jazzisti che ho scritto quando ero un giornalista. Comprenderai allora il senso di sollievo che ho provato nel vedere la celebre scena de La leggenda de il pianista sull'oceano in cui si afferma che quando non sai cosa è, allora è jazz! Ma tra il fingere di sapere e l'ammettere l'ignoranza, preferisco l'onestà intellettuale. Potrei affermare che il jazz, prima ancora di essere un genere musicale, è un modo di vivere l'esperienza del suonare, ma non ne sono poi tanto sicuro. I sapienti, invece, sostengono che il tratto distintivo del jazz sia il carattere dell'improvvisazione, seppure in modo non esclusivo. Se fosse davvero così, allora nulla come il genere umano assomiglia di più al jazz. Improvvisazioni sul tema del progetto divino, ecco come dovremmo essere definiti tutti.

Questa notte ho camminato tra la gente di un comune noto alle cronache nazionali per problemi di criminalità e immigrazione clandestina. Ho così ascoltato il tema della bellezza inconsapevole delle adolescenti e il sovrapporsi ad esso quello dei tacchi troppo alti, delle minigonne troppo corte per gambe troppo grosse, e assoli di bambini in fuga da genitori apprensivi. Ho incrociato sguardi, sfiorato corpi, cercato a tutti i costi il contatto, almeno quello dei miei occhi in quelli dell'altro da me. E poi quel finale in crescendo. Ero in bar che Pier Paolo Pasolini avrebbe amato. Lì, dove ragazzi di vita ormai diventati vecchi trascorrono la loro estate fatta di bevande ghiacciate e karaoke improvvisati. E poi, d'improvviso, come una pausa di un intero in un mondo sincopato che non tollera la bruttezza, forse anche per colpa di chi ha mal interpretato il legame tra etica ed estetica tramandatoci dai filosofi greci, da casse distorte, un microfono amatoriale e un corpo imperfetto proviene una voce fuori dal chorus: bellissima, limpida, pulita. Ed è in quel preciso momento che ho provato un senso di autentica meraviglia.

Massimiliano Cerreto